La Pesca Sostenibile

15. 09. 14
posted by: Redazione
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Da regolamento (CE) è molto semplice poter gestire il tipo di pesca che non è artigianale, ovvero quella delle grandi imprese ittiche; per quanto riguarda invece quella di piccole dimensioni è difficile poter stabilire delle regole che rendano classificabile l’operato dei piccoli pescatori artigianali. Ma nonostante la non tracciabilità dell’operato, i piccoli pescherecci sono ancora l’attività principale per poter spingere la pesca sostenibile, per diversi motivi: il primo è sicuramente gli attrezzi che utilizzano che sono a basso impatto ambientale, e poi essendo loro stessi i proprietari delle imbarcazioni, pescano solo il necessario per sostenere le loro famiglie.

Questa tipologia di pesca è forse l’unica che rispetta ancora i limiti di pesca, per evitare che vengano alterati gli equilibri di flora e fauna del mare. Permettendo la rigenerazione delle specie in modo naturale.
Nonostante il grande supporto ambientalistico, però, tutti i fondi vengono per la maggior parte distribuiti alle grandi flotte.
L’Italia secondo dati di Greenpeace può vantare una delle flotte artigianali più grandi in Europa ,con 13.064 pescherecci, più di 3000 esercitano in Sicilia.

Il Decreto Ministeriale 14 settembre 1999 (GU n° 31 del 08/02/2000) all’Art. 1, comma 2 recita: “La piccola pesca artigianale, come sopra definita, può essere esercitata con attrezzi da posta, ferrettara, palangari, lenze e arpioni all'interno delle 12 miglia dalla costa, nonché con gli altri sistemi che vengono utilizzati localmente nella fascia costiera e che saranno individuati, a livello locale, dagli enti successivamente definiti”.
Vengono utilizzate soltanto reti di sbarramento, calate dai piccoli pescherecci sulle rotte dei pesci, la più utilizzata è detta “tremaglio”.

Le varie tecniche di pesca si alternano nelle quattro stagioni, permettendo così a tipologie di pesce differenti di variare durante tutto l’arco dell’anno.
Dare sostegno alla piccola pesca significa, oltre che ad avere beneficio economico, portare vantaggio anche per la gestione delle risorse ittiche, per questo anche i piccoli pescherecci dovrebbero essere monitorati da normative che siano uniche per tutta la categoria.

Incentivare la piccola pesca significa anche incentivare prodotti locali a discapito di quello che per decenni ha portato all'impoverimento dei mari. Ed è proprio a causa delle grandi flotte che i piccoli pescatori stanno rischiando di scomparire con la conseguente perdita di identità delle nostre coste.

Per questo sono nate tantissime associazioni non governative, senza scopo di lucro, come Friend of the Sea – Sustainable Seafood che oltre all'affidabilità del prodotto ne tutelano anche la sua sostenibilità, ovvero che provenga da un tipo di pesca che rispetti i criteri ambientali, limitando la quantità di pesce che viene pescato, e poi rigettato in mare senza vita.

Il futuro della fauna marina può essere assicurato solo se si riprogettano le attività marine in modo che sia fermata la pesca senza limiti, rispettando le norme sulla tutela delle specie e favorendo la piccola pesca sostenibile.
D’altra parte anche il consumatore può fare la sua parte contribuendo all’acquisto di prodotti con marchi che garantiscono la provenienza sostenibile del pescato. Come la classifica di Greenpeace per il tonno in scatola in cui viene segnalato sia l’origine ma soprattutto i metodi di pesca con cui vengono presi dalle compagnie ittiche.