Breve Storia della Crittografia

15. 09. 15
posted by: Redazione
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Uno degli aspetti principale dei servizi di assistenza informatica è sicuramente la sicurezza, e quando si parla di sicurezza informatica uno degli aspetti più affascinanti è sicuramente la crittografia.

Quando si parla di crittografia si pensa subito a codici complessi che permettono di tenere segrete informazioni delicate, siano esse di uso civile o militare. Ma non tutti sanno che la crittografia ha una lunga storia alle spalle e che il primo metodo crittografico conosciuto in modo accurato risale al 400 a.C. Si tratta di un bastone intorno al quale veniva avvolto, ad elica, un nastro, solitamente in cuoio o in pelle, su cui era scritto il testo del messaggio. La scrittura procedeva per colonne, lungo l'asse del bastone, per cui, a meno di non riavvolgere il nastro su un bastone identico, non si poteva comprendere il testo completo e corretto del messaggio.

Lo sviluppo delle grandi civiltà antiche ha portato anche all'evoluzione di tecniche crittografiche differenti, come è possibile comprendere dagli antichi documenti, soprattutto quelli provenienti dalla civiltà ebraica e greca.
Proprio dalla civiltà ebraica deriva il celebre codice di Atbash, una crittografia molto semplice che si basava sulla costruzione di un codice segreto per inversione delle lettere dell'alfabeto ebraico.
Anche i romani utilizzavano la crittografia, soprattutto per celare il reale significato delle missive di guerra. Si sa, infatti, che sia Cesare che Augusto facevano largo uso di codici crittografati.

Se si vuole parlare di veri e propri codici crittografici, però, bisogna aspettare l'anno Mille, in cui appaiono i primi alfabeti, i segni e le convenzioni che venivano utilizzati soprattutto per celare il reale significato di missive diplomatiche. Considerato che la cultura era soprattutto in mano ad aristocratici e clero, non ci si deve meravigliare nello scoprire che proprio il clero faceva ampio uso di crittografie e codici segreti.

Con lo sviluppo delle applicazioni della matematica e della statistica, si iniziarono a creare codici sempre più complessi e, soprattutto, metodologie di decriptazione sempre più accurate, che si basavano sulle analisi delle frequenze delle lettere. Le crittografie si fecero allora più elaborate, comprendendo anche più segni per indicare una stessa vocale, o richiedendo più passaggi di decriptazione per poter leggere in chiaro un documento.

Nella seconda metà del Quattrocento, Leon Battista Alberti proponeva una metodologia di crittografia polialfabetica che, però, fu mantenuta segreta dall'autore e riscoperta solo un secolo dopo, nella seconda metà del Cinquecento. In questo stesso periodo a Napoli veniva pubblicato, da Giovan Battista Della Porta, un approfondito trattato di crittografia, comprendente una tavola crittografica per cifrare e decifrare messaggi. Un altro celebre codice crittografico del Cinquecento è quello di Vigenere, un cifrario polialfabetico che si basa sull'utilizzo di una tavola composta da una serie di alfabeti con lettere spostate.

Tra i codici dei secoli successivi, uno che ebbe molto successo in America fu il Codice Jefferson, creato proprio da Thomas Jefferson, autore della Dichiarazione d'Indipendenza americana e terzo presidente degli Stati Uniti. Il successo di questa crittografia, proprio come già successe nel caso di Alberti, fu successiva alla sua invenzione: essa, infatti, per quanto sicura, non fu utilizzata da Jefferson, ma solo dopo la Prima Guerra Mondiale, quando fu riscoperta, e sfruttata fino agli anni Cinquanta dall'esercito statunitense. La forza del Codice Jefferson era data dal fatto che fu il primo importante codice di cifratura meccanico, ossia costituito da una macchina codificatrice e decodificatrice. Su una tecnica simile si basarono le celebri macchine Enigma dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.
In questo stesso periodo gli americani utilizzavano l'indecifrabile codice Navajos, ossia messaggi vocali nelle lingue dei nativi americani. Essendo una vera e propria lingua e non una crittografia, questo codice non è mai stato decifrato da nessuno.

Perché la crittografia diventasse anche di interesse civile (nonché hobbistico) bisogna attendere la metà degli anni Settanta, e precisamente il 1975, anno in cui l'IBM introdusse il DES (Data Encryption Standard), ossia un cifrario ad uso informatico.
Oggi, la crittografia è molto sfruttata anche in ambito civile, e in particolare nel ramo della protezione e della sicurezza della comunicazione in rete. Commercio elettronico, firma digitali, autenticazione di documenti ufficiali, codici di accesso e password fanno tutti uso di codici crittografici che, a differenza di quelli antichi, vengono realizzati da macchine e computer molto potenti, per cui la loro decifrazione risulta molto ardua e complessa.